Pubblicato da: Willo | 26 maggio 2013

“Affitti più bassi? Tassiamo chi tiene le case sfitte”

L’idea viene dagli Stati Uniti e si inserisce perfettamente nel dibattito italiano sull’IMU. Lui è Dean Baker, condirettore del Center for Economic and Policy Research di Washington D.C., che da anni si occupa di politiche sociali finalizzate a conseguire una maggiore inclusività e una più equa redistribuzone del reddito. Premessa alla sua proposta, ci tiene a evidenziare Baker in una lunga chiacchierata con Linkiesta, è che prima di tutto la politica di austerità oggi tanto in voga a Bruxeles e Berlino va ripensata in maniera profonda. Ma in assenza di una svolta radicale che lo stesso Baker dubita, il condirettore del centro studi di Washington ha escogitato un piano B che potrebbe, almeno nel corto periodo, dare una mano ai paesi del sud Europa.

«In presenza di una moneta unica, uno dei tanti obiettivi dell’austerità è quello di svalutare internamente il costo del lavoro in modo da far riguadagnare ai paesi meno ‘virtuosi’ maggiore competitività rispetto alla Germania. C’è però un altro elemento su cui si potrebbe fare leva per svalutare: le proprietà immobiliari. è li che paesi come l’Italia possono andare a colpire», spiega a Linkiesta. Le ragioni sono tante. La prima: abbassare il costo del lavoro non è un processo facile o possibile nel breve periodo. Servono almeno dieci anni a causa di numerose resistenze interne. E se le politiche di svalutazione si concentrano soltanto sul costo del lavoro la stagnazione economica è quasi garantita per i prossimi dieci anni.

La seconda: far scendere il valore delle proprietà è un processo molto più rapido e indolore. Cosa fare dunque? Colpire case, edifici e immobili lasciati sfitti attraverso un’imposta pari all’1 per cento del valore catastale dell’immobile (questo non tiene conto degi squilibri catastali presenti in Italia e andrebbe probabilmente tarata in base alle esingenze del territorio). Questa andrebbe ad aggiungersi all’imposta sulla proprietà che la casa deve già pagare (in Italia l’IMU per la case sfitte è già leggermente più alto) e costrigerebbe i propretari di edifici vuoti a vendere o ad affittare forzando i prezzi verso il basso.

Questo a sua volta aiuterebbe chi paga l’affitto, solitamente la parte meno abbiente della popolazione e quella più giovane, le categorie che in Italia soffrono di più la crisi. Spiega Baker: «Diciamo che dopo un anno il prezzo medio degli affitti scende del 10 per cento. Consideriamo anche che una famiglia di reddito medio-basso spende tra il 30 e il 50 per cento del suo stipendio per affitto. Se il prezzo cala del 10 per cento ne consegue che il reddito disponibile aumenta per un valore compreso tra il 3 e il 5 per cento. Reddito che andrebbe ad aumentare i consumi interni».

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/tassa-case-sfitte#ixzz2URBB5EHi

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